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Nell’ultimo periodo non è affatto raro sentir parlare di ride sharing. Ma a che cosa si fa riferimento con precisione quando si parla, appunto, di ride sharing e, soprattutto, chi è che la pratica? 

In primo luogo, è necessario fare presente che quando si parla di ride sharing ci si riferisce principalmente ad una forma di mobilità cosiddetta sostenibile protagonista dei cuori pulsanti di ogni città. Senza alcun dubbio, si tratta di una vera e propria rivoluzione che in tempi molto rapidi potrebbero mandare in pensione i taxi e, più in generale, ogni mezzo di trasporto pubblico. 

Ride sharing e sharing economy

Prima di scendere nel dettaglio del ride sharing, però, è necessario soffermarsi in merito alla mobilità sostenibile e, più in generale, alla sharing economy in Italia.

La mobilità sostenibile ha come unico obiettivo quello di far spostare gli individui, consentendo loro di inquinare il meno possibile. In questo ambito, è fondamentale mettere in evidenza che la soluzione è rappresentata dall’utilizzo di carburanti alternativi che, come è facile intuire, non derivano dai cosiddetti combustibili fossili. Senza alcun dubbio, la soluzione migliore sarebbe rappresentata da una rinuncia totale all’utilizzo dell’automobile. Questa alternativa, però, oltre ad essere drastica, in alcune zone del nostro paese è addirittura irrealizzabile. Per questo motivo, nel corso del tempo sono nate moltissime alternative capaci di arginare il complesso problema dell’impatto ambientale. 

Proprio in questa fase entra in gioco la sharing economy. Tradotta in italiano, la sharing economy non è altro che l’economia della condivisione. In buona sostanza, l’idea sarebbe di condividere l’automobile tra più di una persona al fine di ottimizzarne l’uso e di inquinare molto meno. 

Ride sharing è una forma di car pooling?

Attenzione, però, a non confondere il ride sharing con il car pooling.
Il car pooling, infatti, consiste nel mettere a disposizione la propria auto a persone che devono fare il medesimo viaggio del proprietario dell’auto. Il viaggio, dunque, sarebbe fatto lo stesso ma, in questo modo, si ha la possibilità di dividere le spese oltre che di diminuire notevolmente l’inquinamento ambientale. Questa alternativa è ideale per i pendolari o, in alternativa, per tutti coloro che hanno intenzione di fare un viaggio e decidono di organizzarsi con largo anticipo. 

Ma torniamo al ride sharing. A differenza del car pooling, è molto più estemporaneo ed è un servizio messo a disposizione da specifiche aziende che hanno il compito di prenotare il viaggio che, però, può essere prenotato anche con poco anticipo. La prenotazione in questione può essere effettuata sia utilizzando l’apposita applicazione che attraverso i social network. 

I primissimi esperimenti di ride sharing risalgono agli anni ’90 ed erano legati principalmente alla volontà di andare incontro alle specifiche esigenze degli studenti universitari. Grazie alle nuove tecnologie oggi si ha la possibilità di mettere in collegamento potenziali clienti ed autisti con pochissimi click. Il tempismo, dunque, è la chiave di volta di un servizio davvero molto lungimirante e che ha tutte le carte in regola per rivoluzionare il settore della mobilità cittadina. 

Ai più attenti, non sarà sfuggito il fatto che il ride sharing è un servizio molto simile a quello fornito da tassisti tradizionali. L’autista, infatti, effettua il viaggio solo ed esclusivamente per accompagnare il passeggero. Per tale ragione, le polemiche non sono tardare ad arrivare. I tassisti, infatti, hanno dichiarato che si tratta di un servizio che non fa altro che alterare il mercato. Una cosa è certa: i clienti hanno la possibilità di fruire di un servizio rapido, economico e molto efficiente. 

Ride sharing in Italia

In Italia il ride sharing è arrivato in notevole ritardo ma, comunque, in pochissimo tempo di è affermato in maniera molto forte tanto da diventare una vera e propria costante. Ovviamente, l’impatto più importante è avvenuto nelle grandi città ma c’è da scommettere che, ben presto, anche le piccole realtà locali e le periferie potranno giovare di questa nuova forma di mobilità. Insomma, il ride sharing è il modo migliore per salvaguardare l’ambiente ed il portafogli. Secondo recenti studi economici, i sistemi economici tradizionali sono destinati ad implodere ed è dunque compito dei politici e degli amministratori imprimere un cambiamento drastico. L’economia della condivisione è, di sicuro, il primo e più importante passo verso una nuova concezione dell’economia basata non più sul possesso ma, piuttosto, sull’utilizzo. L’esempio del ride sharing è tanto semplice quanto esaustivo: possedere un’automobile non deve essere più l’unica soluzione per spostarsi. Decidere di appoggiarsi a servizi in grado di rispondere alla perfezione alle esigenze dei singoli è il miglior modo per dare un nuovo slancio all’economia e, perché no, per salvaguardare l’ambiente. 

ll ride sharing ha dato prova di essere sostenibile oltre che capace ad agevolare notevolmente la vita quotidiana in città. I nodi da sciogliere sono ancora molti ma in merito alla sharing economy ed ai suoi benefici effetti sono tutti pressoché d’accordo: l’unica alternativa possibile è proprio questo nuovo sistema economico rivoluzionario e, al tempo stesso, a dir poco risolutore. Non resta altro da fare, dunque, che attendere e sperare che la sharing economy venga applicata non solo alla mobilità ma anche ad altri ambiti.

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