Nella IV relazione sull’attività dell’Autorità di Regolazione dei trasporti è stata dedicata grande attenzione al sorprendente sviluppo del trasporto persone su gomma sulle media/lunga distanza che si è registrato nel nostro paese negli ultimi due anni. 

Dalle colonne de Il Sole 24 Ore, Giuseppe Latour ricorda che “I dati parlano di una forte espansione della domanda, nell’ordine di circa il 15-18%, negli ultimi due anni, riconducibile sia alla creazione di nuovi segmenti di clientela, sia alla sottrazione di passeggeri da altre modalità di trasporto e dalla mobilità privata. La nuova clientela è stata attirata dall’offerta di nuovi servizi o da una loro diversa organizzazione a un prezzo accessibile, grazie anche all’uso di strategie di marketing e comunicazione affini alla tipologia della stessa.”

Un successo reso possibile grazie all’ingresso nel mercato di nuovi player, in particolare le piattaforme digitali che si sono affiancate alle storiche aziende di autoservizi a gestione familiare giunte ormai alla seconda/terza generazione. Nelle parole dell’Autorità per la regolazione dei trasporti Lo sviluppo della nuova industria della mobilità è legato a quello dell’energia e del digitale. Non è scontato che continuino ad essere gli attori tradizionali ad orientarne la crescita; nuovi operatori globali, attivi anche nella raccolta e gestione dei dati essenziali per i servizi di mobilità, sono già sulla scena”.

First mover della grande rivoluzione è stata l’ex startup Tedesca Flixbus, che ha messo piede (anzi ruota) in Italia nell’estate del 2015 e che successivamente ha rilevato le attività nell’Europa continentale dell’ex concorrente Megabus. Il futuro del settore Long Haul, oltre ad essere roseo, sarà ovviamente a tinte verde fluo e arancioni, tanto che si parla ormai di un “Modello Flixbus” anche quando si parla di iniziative simili delle altre aziende nate nell’ultimo biennio.

Con una punta di orgoglio nazionalistico, è utile ricordare come non tutte le piattaforme digitali attive sul mercato italiano del trasporto persone su gomma siano straniere. È il caso ad esempio di buscenter.it, iniziativa di un gruppo di aziende siciliane che si sono buttate sul mercato dei collegamenti a medio/lunga percorrenza anche “nord su nord” o su itinerari che non abbiano come origine o destinazione la Sicilia. Ad accumunare Flixbus e Buscenter.it c’è senza dubbio l’utilizzo di autobus brandizzati ma gestiti interamente, personale compreso, da terze imprese di autoservizi.

Scelte controcorrente rispetto a quella delle storiche imprese di autoservizi del mezzogiorno, veri e propri antesignani del fenomeno ormai alcuni decenni fa, che si sono invece concentrate sui collegamenti da/per i loro territori di origine svolti invece con proprie flotte e propri autisti, con l’unica eccezione di “autobus di rinforzo” commissionati a vettori terzi in occasione di picchi come le festività natalizie o pasquali o l’esodo/controesodo estivo.

Come osserva a proposito Il Sole 24 ore: “L’offerta è rivolta tradizionalmente ai collegamenti tra il Sud e il Nord del paese. Questo spiega anche perché le imprese più rilevanti e da più tempo presenti nel mercato abbiano prevalentemente la loro sede principale nelle Regioni meridionali (Campania, Calabria, Basilicata e Puglia). A seguito della liberalizzazione, scattata il primo gennaio del 2014, l’offerta di servizi è divenuta maggiormente capillare. 

Tra le startup italiane protagoniste del settore della smart mobility non possiamo non inserire anche la nostra piattaforma GoGoBus, che in questi ultimi due anni ha declinato la sua idea di “social bus sharing” concentrandosi nei due mercati degli autobus per eventi musicali e sportivi e delle gite stagionali in giornata. Chiave del successo di GoGoBus è la capacità di organizzare collegamenti dedicati in occasione di picchi di domanda, durante i quali l’eventuale offerta di servizi di trasporti di linea (sia su ferro che su gomma) anche qualora sia presente, si rivela essere insufficiente. È il caso ad esempio dei grossi concerti di musica leggera come il Vasco Modena Park dello scorso 1 Luglio per il quale GoGoBus ha organizzato ben 22 bus con partenza da tutta Italia, trasportando oltre 1000 passeggeri. Numeri simili con ben 26 vetture partite nel corso dell’intera stagione invernale per l’altro grande successo 2017 di GoGoBus, lo “Skibus Roma- Abruzzo” collegamento “door to door” tra la capitale e gli impianti di risalita delle località appenniniche di Ovindoli e Campo Felice, relazione su cui invece l’offerta del trasporto pubblico locale è del tutto assente, se non con alti tempi di percorrenza e numerose coincidenze. Altro picco di domanda che GoGoBus riesce a saturare è quello che si registra nei weekend estivi per i collegamenti tra le città di Milano e Torino e le due riviere Liguri, per i quali l’offerta di trasporto convenzionale, soprattutto a prezzo abbordabile risulta essere insufficiente. Nello specifico ed in particolare nei collegamenti tra Milano e la Liguria, si è registrato il significativo ingresso negli ultimi anni dell’offerta “swing” rappresentata dal car pooling che per sua natura riesce a modellarsi in maniera molto flessibile sui desiderata degli utenti.

Il futuro sembra proprio essere la capacità di stimolare una domanda latente di trasporto a prezzo allettante, strada già percorsa con successo nel mondo dell’aviazione commerciale alla fine degli anni novanta dai primi vettori low-cost che per primi, pioneristicamente puntarono sull’on-line.

Si va quindi progressivamente delineando una netta contrapposizione tra quella che letteralmente si configura come “Smart mobility” contrapposta invece ad un rigido sistema ingessato rigidamente programmato, troppo poco flessibile che si configura sempre più come anacronistico, come “old mobility”.

Lungimirante quindi appare essere un’osservazione dell’autorità Di rilievo strategico, sarà la regolazione delle piattaforme tecnologiche che, accedendo ai dati comportamentali e di consumo dei clienti potenziali e a tecnologie predittive e di gestione dinamica dei processi operativi, possono virtualizzare i comportamenti degli utenti ed anticiparne i bisogni: è l’economia dei dati”.

Digitalizzazione e condivisione sono quindi alla base di quella che appare come un vero e proprio nuovo settore della mobilità in cui la Data Economy avrà ruoli sempre più importanti.

«Anche se non è facilmente prevedibile la configurazione che assumerà il mercato nei prossimi anni e i modelli di business che prevarranno – continua l'Authority -, si può ipotizzare l’accentuarsi del processo di concentrazione tramite “aggregatori” sul modello Flixbus, ma anche attraverso operazioni di fusioni ed acquisizioni ad opera di imprese appartenenti a grandi gruppi industriali orientate a investire più direttamente sugli asset, quali autobus e hub multimodali, nonché a cogliere inedite sinergie derivanti dalla gestione di infrastrutture stradali»

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